ECONOMIA, L’IRPEF CHE PAGANO I REGGIANI
L’irpef che pagano i reggiani è superiore alla media nazionale: nel 2024 in media il contribuente della nostra provincia ha versato 6153 euro di Irpef, che è l’imposta sul reddito delle persone fisiche: in sostanza la tassa che lo Stato richiede a chiunque produca un reddito. La media nazionale invece è ferma a poco circa 5.800 euro. E’ quanto emerge dai dati pubblicati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. In regione Reggio si piazza esattamente a metà della classifica: guida la graduatoria ovviamente Bologna con i dati Irpef che si avvicinano ai 7mila euro annui, seguono Parma, Modena e a sorpresa Piacenza, nonostante abbia la metà dei lavoratori dipendenti che ci sono a Reggio: si ipotizza quindi che a Piacenza gli stipendi siano leggermente più alti rispetto a quelli reggiani. A livello nazionale Reggio si trova 17esima. Dai dati inoltre emerge quanto negli ultimi 4 anni, dal 2022 ad oggi pressione e gettito siano cresciuti, a causa dell’aumento dell’occupazione e ai rinnovi contrattuali che hanno consentito la crescita delle retribuzioni, e quindi dei contributi da versare.
L’irpef che pagano i reggiani è superiore alla media nazionale: nel 2024 in media il contribuente della nostra provincia ha versato 6153 euro di Irpef, che è l’imposta sul reddito delle persone fisiche: in sostanza la tassa che lo Stato richiede a chiunque produca un reddito. La media nazionale invece è ferma a poco circa 5.800 euro. E’ quanto emerge dai dati pubblicati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. In regione Reggio si piazza esattamente a metà della classifica: guida la graduatoria ovviamente Bologna con i dati Irpef che si avvicinano ai 7mila euro annui, seguono Parma, Modena e a sorpresa Piacenza, nonostante abbia la metà dei lavoratori dipendenti che ci sono a Reggio: si ipotizza quindi che a Piacenza gli stipendi siano leggermente più alti rispetto a quelli reggiani. A livello nazionale Reggio si trova 17esima. Dai dati inoltre emerge quanto negli ultimi 4 anni, dal 2022 ad oggi pressione e gettito siano cresciuti, a causa dell’aumento dell’occupazione e ai rinnovi contrattuali che hanno consentito la crescita delle retribuzioni, e quindi dei contributi da versare.




