Lavoravano 12 ore al giorno, sette giorni su sette, tra umidità e muffa, per una paga irrisoria e senza alcuna tutela. È lo scenario degradante emerso dall’operazione congiunta del Nucleo PEF della Guardia di Finanza e del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) dei carabinieri di Reggio Emilia, che ha portato al sequestro di beni per oltre 800.000 euro enei confronti di due imprenditori cinesi, oggi indagati in ordine per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Alle prime ore dell’11 febbraio la Guardia di Finanza di Reggio Emilia, con i ca arabinieri di Reggio Emilia, hanno eseguito il sequestro preventivo nei confronti dei due cittadini cinesi di oltre 800mila euro su 6 conti correnti, un immobile e un autovettura Mercedes GLC, e altri beni di cui gli indagati avevano la disponibilità.
Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal gip del Tribunale di Reggio Emilia su richiesta della Procura di Reggio Emilia, che riguarda i due cittadini cinesi 55enni domiciliati a Reggio Emilia.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini i due indagati hanno, in concorso tra loro, assunto e impiegato manodopera, approfittando dello stato di bisogno con condizioni di grave sfruttamento, elargendo retribuzioni palesemente difformi da quelle stabilite dai contratti collettivi nazionali e violando sistematicamente la normativa in materia di orario di lavoro, sicurezza e igiene.
L’attività condotta dal personale della Guardia di Finanza ha permesso di quantificare sia l’importo dei contributi dovuti e non versati da uno degli indagati durante l’intero periodo di attività, calcolando un orario di lavoro medio di 12 ore giornaliere per 7 giorni alla settimana, sia il differenziale tra la contribuzione oraria minima imposta dal CCNL nel periodo 2023-2024 e quella effettivamente corrisposta, basandosi sull’analisi dei conti correnti bancari e sulle sommarie informazioni rese dai lavoratori stessi.
Le attività tecniche di polizia svolte dal NIL Carabinieri di Reggio Emilia, seguite da un accesso ispettivo congiunto con il personale dell’ITL e del Comando Provinciale locale, hanno evidenziato che un soggetto di nazionalità cinese, titolare di una ditta di confezioni nel comune di Reggio Emilia, avrebbe sfruttato tra maggio 2023 e ottobre 2024 circa 14 lavoratori, di cui 3 clandestini, impiegandoli per oltre 12 ore al giorno senza riposi settimanali e in condizioni di salute e sicurezza totalmente non conformi alla normativa vigente.
Il capannone aziendale è risultato infatti non idoneo, a causa di un sistema di aerazione non funzionante, presenza di muffa e umidità sulle pareti, scarsa illuminazione e inefficienza dei sistemi antincendio, senza che alcun lavoratore fosse stato formato sui rischi professionali. Inoltre, il personale è stato alloggiato in appartamenti fatiscenti messi a disposizione dal datore di lavoro, con camere ricavate da pareti in cartongesso e bagni privi delle minime condizioni igienico-sanitarie. Nonostante l’ispezione e la notizia delle indagini a suo carico, il titolare della ditta ha ripreso la produzione dopo sole due settimane, impiegando lo stesso personale, con l’aggiunta di 3 lavoratori in nero e ignorando le prescrizioni impartite per la messa in sicurezza.




