C’è anche un appartamento a Reggio Emilia nel maxi sequestro di beni operato dalla guardia di finanza per una frode fiscale internazionale da un miliardo e mezzo di euro, una delle più importanti mai scoperte in Italia, organizzata dalla criminalità economica di origine cinese.
A scoprirla è stato il comando di Savona della Guardia di Finanza coordinato dalla locale Procura. Coinvolte oltre duecento società con 190 denunciati. Un’indagine partita da un piccolo centro estetico di Albenga gestito da un cinese. Una ditta priva di magazzino, dipendenti, il cui titolare però aveva emesso fatture per la vendita di abbigliamento all’ingrosso a 204 società operanti in tutta Italia e anche all’estero per circa 20 milioni di euro. A seguito della verifica, l’imprenditore è stato segnalato alla Procura per emissione di fatture per operazioni inesistenti e occultamento della contabilità.
Gli apparenti cessionari dei beni avrebbero così ottenuto cospicui ed illeciti vantaggi sia dal punto di vista fiscale – attraverso la deduzione del costo e la detrazione dell’IVA indicata in fattura – sia commerciale, con la possibilità di perfezionare acquisti dal reale fornitore, totalmente “in nero” e per importi di assoluta convenienza, e quindi di rivendere a prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato con ovvi e ulteriori effetti distorsivi della concorrenza.
Sono dunque scattati sequestri preventivi nei confronti di 22 imprenditori attivi nel settore dell’abbigliamento, all’ingrosso e al dettaglio, in 14 regioni.
Sotto sequestro preventivo sono finiti contanti, azioni, quote sociali, fondi comuni e polizze assicurative per oltre un milione di euro, per mezzo milione fra gioielli, borse e orologi di lusso. Sequestrati anche 8 immobili di lusso, tra cui un appartamento nel noto “Bosco verticale” di Milano, una villa di 21 vani e spa a Guidonia Montecelio in provincia di Roma, un attico con piscina nel quartiere dell’Eur, un villino a Vigevano, nel Pavese e come detto un appartamento a Reggio Emilia, per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro. Al termine delle attività di indagine, sono state chiuse d’ufficio 105 partite Iva emerse nel contesto della frode.



