Ieri sera, al termine di un confronto con i rappresentanti di Reggio Children, il gruppo di studio di insegnanti, educatrici e educatori di scuole ebraiche attesi dall’11 al 16 ottobre a Reggio Emilia, ha chiesto ancora qualche giorno per valutare le condizioni in cui la visita si svolgerebbe.

Lo comunica Reggio Children.

Gli insegnanti seguono passo passo il dibattito di questi giorni e conoscono le condizioni e i chiarimenti chiesti dal sistema educativo reggiano, nel confronto avviato con loro da tempo. Tutto il network di Reggio Children ha sottoscritto integralmente la carta “Per una educazione democratica e partecipata” che impegna a ripudiare la guerra e a tenere le scuole fuori da ogni forma di militarizzazione, in qualunque paese.

Reggio Children rispetterà la scelta del gruppo e la renderà nota non appena sarà presa.

La questione aperta riguarda le condizioni. È difficile immaginare che una visita di formazione possa svolgersi con la serenità che l’educazione richiede, tra presìdi e ingressi sotto sorveglianza, sottolineano da Reggio Children secondo cui, comunque, qualunque sia l’esito, non sarà la vittoria di nessuno e nessuno vince quando un’insegnante deve rinunciare a entrare in una scuola.

Intanto emerge che si tratta di circa cento insegnanti. Non sono dirigenti né rappresentanti di istituzioni e di scuole. Reggio Children precisa di non accogliere scuole ma persone che partecipano alla formazione a titolo personale e di cui il Network si è fatto garante. Il loro viaggio nasce dal desiderio di ragionare sui propri contesti educativi e su come vi possano trovare posto i valori del Reggio Emilia Approach, dalla partecipazione, al valore delle differenze, l’inclusione, il dialogo a partire dalla quotidianità delle scuole e dei nidi.

Nel corso degli anni Reggio Children ha lavorato anche con istituzioni pubbliche e ministeri di diversi paesi, sempre su questioni educative: iniziative di formazione per insegnanti, sostegno alla stesura di linee guida nazionali per la prima infanzia. Il terreno di queste collaborazioni è sempre stato l’educazione dei bambini, e lì sono rimaste. Non sono in corso collaborazioni con istituzioni israeliane. Tra quelle attive ci sono invece la collaborazione con il Parents Circle – Families Forum, organizzazione israelo-palestinese di famiglie che hanno perso un familiare nel conflitto e lavorano insieme per il dialogo e la riconciliazione, e quella con la municipalità di Beit Jala, in Cisgiordania, città gemellata con Reggio Emilia. Il sindaco Vladimir Kharoufeh ha visitato il Centro Malaguzzi il 29 settembre, e in quell’occasione è stata ribadita la volontà di proseguire le collaborazioni esistenti e di avviarne di nuove. Il principio è lo stesso in ogni direzione: tutti i bambini, in ogni parte del mondo, hanno gli stessi diritti. Il diritto alla vita, e quello a un’educazione di qualità, che passa anche dalla formazione di chi insegna e dalla possibilità di non farlo da soli.

Per la stessa ragione, nessuno viene escluso per la religione o per la scuola in cui lavora. La carta impegna a contrastare ogni discriminazione fondata sull’appartenenza religiosa, e questo vale anche, oggi in particolare, per l’antisemitismo. Da decenni insegnanti di ogni parte del mondo guardano a Reggio Emilia. In questi giorni guardano anche a come questa città discute, e a che cosa decide.

Reggio Children rispetta chi in questi giorni ha preso la parola, e rispetterà la scelta del gruppo, qualunque sia. La carta esiste anche per questo: perché un’insegnante che si è impegnata per iscritto a tenere la guerra fuori dalle scuole possa entrare in una scuola di Reggio Emilia, quando ci siano le condizioni per farlo.