MORTO NEL POZZO, LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA

Difficile resistere a tutte le pressioni ambientali, la vedova era molto fragile al momento del fatto. Sono alcune delle motivazioni per la condanna nei confronti di Marta Ghilardini, vedova di Giuseppe Pedrazzini, il cui corpo è stato trovato nel pozzo della sua abitazione a Cerrè Marabino nel 2022. Ghilardini è stata condannata a tre anni e mezzo mentre la figlia ed il genero, Silvia e Riccardo Guida, hanno ricevuto pesanti condanne a 12 anni e 4 mesi ciascuno. La giuria popolare, presieduta del giudice Cristina Beretti, ha riconosciuto alla vedova tutte le attenuanti possibili sia perché la donna era incensurata sia per le pesanti pressioni psicologiche e la difficoltà a resistervi per via della fragilità emotiva della 67enne. Ghilardini è stata condannata per maltrattamenti perché ha contribuito alla segregazione del marito, con la figlia ed il genero che sapevano che non si sarebbe opposta alle loro decisioni; la vedova avrebbe anche dovuto allertare il 118 quando il marito si è sentito male e denunciare la sua morte una volta sopraggiunta, cose che non ha fatto. La giuria ha però tenuto conto della situazione di assoggettamento psicologico in cui si trovava la vedova e le ha comminato una pena di soli 3 anni e mezzo. I PM hanno già annunciato il ricorso in Appello.