la Corte di Cassazione è chiamata quest’oggi a mettere la parola fine sul processo per l’omicidio della 18enne pakistana Saman Abbas, uccisa dai famigliari perché rifiutava un matrimonio combinato. La Procura Generale chiede la conferma delle condanne per familiari
Il padre e la madre, Habbar Abbas e Nazia Shaheen e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq , sono stati condannati all’ergastolo in appello. In particolare gli ultimi due sono passati dall’assoluzione del primo grado alla pena massima. Lo zio Danish Hasnain invece in appello è stato condannato a 22 anni di reclusione, in primo grado a 14. E’ stato lui a indicare agli inquirenti dove era sepolto il corpo della giovane.
La Cassazione si esprimerà dunque quest’oggi sulla legittimità della sentenza della Corte d’Appello. Per la Procura Generale “l’omicidio, pur avendo radici culturali proprie, tradisce il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata, scelta come unico strumento per ‘emendare una presunta colpa’ (la volontà di libertà della ragazza), che realizza la natura turpe e ignobile del movente”. Secondo la ricostruzione della Procura generale, il delitto non fu frutto di un impulso improvviso ma di una decisione condivisa all’interno della famiglia.




