OMICIDIO ALCESTE CAMPANILE, “C’ERA LA STRUTTURA EVERSIVA”
a più di cinquant’anni dall’omicidio del giovane militante di Lotta Continua per mano di Paolo Bellini, reo confesso, il fratello Mimmo dichiara che in quegli anni a Reggio operava quella struttura eversiva entrata in azione dopo la Strage di Bologna; Istoreco intanto sta preparando un archivio proprio sulla figura di Alceste Campanile
Negli anni 70 a Reggio vi era una struttura eversiva legata al terrorismo nero. Le parole sono di Mimmo Campanile, fratello di Alceste Campanile, militante di Lotta Continua ucciso a soli 22 anni nel 1975, un omicidio a lungo rimasto senza colpevoli fino alla confessione di Paolo Bellini, la Primula Nera, condannato nel frattempo anche per il suo ruolo nella Strage di Bologna. L’altro ieri l’omicidio di Alceste Campanile è stato al centro di un convegno in viale Allegri organizzato da Istoreco, ANPI e CGIL e con il giornalista Giovanni Vignali; per Mimmo Campanile già dal giugno del 1975 partirono i depistaggi e le false piste poi avviate anche in occasione della Strage di Bologna, con la mano di una struttura eversiva che aveva messo nel mirino il giovane militante di sinistra perché conosciuto e politicamente esposto, un bersaglio da eliminare per fermare l’accelerazione politica e giovanile di quegli anni. Per ricordare Alceste Campanile e la sua storia, Istoreco sta realizzando un archivio, con la richiesta a chiunque abbia documenti, immagini o testimonianze del periodo di farsi avanti; il Comune di Reggio ha dato disponibilità a dedicare una piazza od una via.




