Il parmigiano reggiano si conferma la più importante dop italiana ottenuta in montagna. Superato il 22% della produzione totale. E’ quanto emerso oggi nel corso della presentazione della storica fiera di Casina,   che si tiene a Casina da venerdì 31 luglio a lunedì 3 agosto e che è giunta alla sua sessantesima edizione e che ospiterà il 14° Palio del Parmigiano Reggiano “Città di Casina”
Questi i numeri della produzione in montagna, oltre 921.000 forme prodotte nel 2025 segnando un +4,2% sul 2024  in 82 caseifici dell’Appennino situati nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna a sinistra
del fiume Reno. Complessivamente in dieci anni si è registrato un +20,4%
cioè a partire dal 2016,  anno in cui è stata inaugurata la politica del Consorzio di rilancio e valorizzazione. Inoltre,
nei primi sei mesi del 2026 la produzione in montagna ha segnato un +5,9% sullo stesso periodo
del 2025, superiore al +5,5% della media comprensoriale. Cresce in parallelo anche la produzione
di latte, che tocca quota 436.000 tonnellate
Un impulso fondamentale è arrivato anche dal lancio nel 2016 della certificazione Parmigiano
Reggiano “Prodotto di Montagna”, pensata per dare maggiore sostenibilità economica al
territorio e offrire ai consumatori garanzie ancora più stringenti sull’origine e la qualità del
formaggio. Tra il 2000 e il 2010 l’Appennino aveva infatti  60 caseifici e il
10% della produzione di latte. Un deficit arrestato dal 2014 con il Piano Regolazione Offerta, che
ha introdotto sconti specifici e un bacino quote latte dedicato espressamente alle zone montane.