La Corte di Cassazione ha confermato le pene in appello per la famiglia di Saman Abbas, chiudendo una volta per tutte l’iter giudiziario sull’omicidio della giovane ragazza pakistana. Dopo l’inaspettato rinvio della sentenza a metà giugno nella giornata di ieri la suprema corte ha confermato i quattro ergastoli del processo d’appello, per i genitori Shabar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Noman Ul Haq e Ijaz Ikram, a questi si aggiunge la condanna a 22 anni per lo zio Danish Hasnain, condanne emesse nell’aprile dello scorso anno. Per l’avvocato generale Marco Dall’Olio non è stato un delitto d’impeto ma un’azione premeditata e corale, un ricorso ad una violenza estrema e sproporzionata per emendare una presunta colpa ossia la volontà di libertà della 18enne. Al centro della condanna di secondo grado ora definitiva le parole del fratello di Saman, Ali Haider, ritenuta non attendibile in primo grado; alla fine è anche stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione a tutti gli imputati, anche se nel caso dello zio Danish è stata controbilanciata dalle attenuanti generiche concesse per la collaborazione nel ritrovo del corpo. Mentre i genitori erano stati condannati all’ergastolo in primo e secondo grado, la posizione degli altri familiari è cambiata rapidamente tra un grado e l’altro: i due cugini erano stati assolti dal tribunale Reggiano e condannati all’ergastolo in Appello, ed anche lo zio Danish che ha visto la sua pena salire da 14 a 22 anni.
SAMAN, IL PROCESSO E’ FINITO OGGI. LA CASSAZIONE CONFERMA QUATTRO ERGASTOLI E 22 ANNI ALLO ZIO PATERNO




