TRASFUSIONE DI SANGUE INFETTO, CONDANNA DOPO 48 ANNI
la corte d’appello di Roma ha riconosciuto la responsabilità di una struttura sanitaria reggiana nel caso di un uomo che ha contratto l’epatite C dopo una trasfusione a Reggio, a causa della quale è deceduto dopo diversi anni; a pagare saranno Comune di Reggio e Ministero della Salute
Dopo 48 anni dal fatto la Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto le colpe di una struttura sanitaria reggiana per i danni causati da una trasfusione di sangue infetto. Nel 1978 un uomo rimase vittima di un grave incidente stradale, venendo sottoposto ad un intervento chirurgico con trasfusione. Nel 1999 venne diagnosticata all’uomo l’epatite C, e nel 2008 a causa di un tumore al fegato conseguenza dell’epatite l’uomo perse la vita. Secondo i giudici, l’ospedale non ha fornito la prova che le sacche di sangue del 1978 fossero state sottoposte ai controlli previsti, confermando il nesso tra la trasfusione e il contagio, con una doppia condanna per Ministero della Salute e Comune di Reggio a risarcire gli eredi dell’uomo con 360mila euro, cui se ne aggiungeranno oltre 400mila dal solo Ministero per moglie e figlia del deceduto. Per l’avvocato della famiglia si tratta di una sentenza significativa per aver riconosciuto la responsabilità anche della struttura.




