E’ stato proclamato lo stato di agitazione nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici dei teatri italiani. “La protesta – spiega il sindacato – arriva dopo un lungo periodo di immobilismo, il Contratto nazionale dei Teatri è scaduto nel 2021, ma gli addetti non ricevono aumenti economici dal lontano 2020”.
Da sei anni gli stipendi sono rimasti invariati, mentre il costo della vita è cresciuto in modo significativo.
Le Organizzazioni sindacali chiedono un aumento del 20% delle retribuzioni e hanno presentato una piattaforma rivendicativa che punta a restituire dignità economica ad un settore spesso celebrato per la sua dimensione artistica, ma troppo poco tutelato dal punto di vista organizzativo ed economico.
“E’ ora di puntare i riflettori sul mondo del lavoro nello spettacolo – sottolinea Natale Scebba, Segretario Slc Cgil Reggio Emilia – Siamo abituati a cogliere l’aspetto artistico della scena, ma raramente ci si sofferma sul fatto che dietro ogni rappresentazione ci sono professionalità qualificate, talenti e persone che vivono del proprio lavoro”.
Lo stato di agitazione si è aperto, in questa prima fase, con la lettura di un comunicato sindacale da parte degli addetti.
Nella nostra provincia all’iniziativa è stata data voce nella giornata di ieri in occasione della messa in scena dell’opera “Orfeo ed Euridice” al Teatro Valli con la lettura del comunicato sindacale prima dell’inizio dello spettacolo ed un volantinaggio all’ingresso.
Nel comunicato i lavoratori e le lavoratrici hanno ricordato che lo spettacolo dal vivo esiste grazie all’impegno quotidiano nei vari settori – artistico, tecnico, organizzativo e amministrativo – e che gli stipendi attuali non garantiscono una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa come previsto dalla Costituzione.
E’ stato denunciato inoltre come la proposta economica ricevuta nei tavoli di trattativa non copra neppure la metà dell’aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni.
A questo si aggiunge la progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici al settore nell’arco degli ultimi vent’anni, che ha ulteriormente indebolito la struttura produttiva dello spettacolo.
“La mobilitazione continuerà in caso di mancate risposte – conclude il sindacato – e fin quando non si otterrà un giusto rinnovo del contratto nazionale”.




