Scrive il botanico e professore Ugo Pellini: “Non bisogna mai ritornare dove si è stati felici” scriveva Marco Porcio Catone, ma, sollecitato da ex colleghi, sono tornato nell’Orto Botanico del Liceo Scientifico Moro, che ho progettato più di trenta anni fa e che illustravo agli studenti della scuola. Ho così scoperto che nel “Settore delle piante di origine americana” non ci sono più i due alberi più significativi: la sequoia e il cipresso di palude, mentre la limitrofa araucaria non se la passa troppo bene. Lo scorso anno dalla sequoia, che aveva il tronco bipartito, dopo un forte vento, era caduta una grossa branca e in un primo momento la pianta era stata “messa in sicurezza”. Dopo qualche mese però è stata “tagliata al piede”, così come in questi giorni è successo anche al cipresso di palude, presumo perché anche lui “considerato pericoloso per l’incolumità pubblica”. Ora entrambi non sono più temibili, ma che tristezza, vedere lo stato generale degli alberi di tutto l’Orto botanico. Auspico che a breve, almeno questi due, vengano sostituiti e che tutto ritorni al suo antico splendore. E’ vero che i tempi sono cambiati: la Provincia che aveva finanziato il progetto forse ha meno soldi a disposizione, probabilmente è anche diminuito l’entusiasmo degli operatori dell’allora Liceo sperimentale, ma “volere è potere”. E’ una questione di sensibilità e di cultura”.
PELLINI: L’ORTO BOTANICO DEL LICEO MORO RIDOTTO A UNA TRISTEZZA




