“Apprendiamo con stupore – ma senza alcuna sorpresa – l’ennesimo attacco pretestuoso da parte di REC, Verdi, Possibile e Sì nei confronti di Fratelli d’Italia. Sigle che oggi si arrogano il diritto di impartire lezioni di politica, quando in realtà rappresentano esattamente il contrario di ciò che la politica dovrebbe essere: rispetto delle regole, trasparenza e tutela della sicurezza pubblica”.

Così Cristian Paglialonga, capogruppo di FDI in Sala del Tricolore, sull’attacco da parte di AQ16 a FDI.

“Qualche giorno fa l’assessore Davide Prandi ci ha definiti “partito della legalità”. Bene, noi rivendichiamo con orgoglio questa definizione. Perché essere dalla parte della legalità significa stare dalla parte dei cittadini onesti, di chi lavora, di chi rispetta le regole. Esattamente l’opposto di chi, per 23 anni, ha tollerato e coperto situazioni fuori da ogni norma. Ed è proprio questo che dà così tanto fastidio ai paladini della illegalità: aver portato alla luce una situazione che qualcuno ha voluto ignorare per troppo tempo”.
Aggiunge la consigliera Letizia Davoli: “Quanto al paragone con Crans-Montana, è un fatto – e non una opinione – che quando si opera senza regole, senza sicurezza, senza controlli, si mettono a rischio vite umane. Noi diciamo una cosa semplice: le regole valgono per tutti. Sempre. Anche per i centri sociali. Anche per chi, dietro la scusa del “no profit”, di fatto fa profitto, eccome, in spregio a chi quelle regole le rispetta. Perché il fuoco non fa differenze: se non ci sono le condizioni di sicurezza, il rischio è lo stesso. Anzi, aumenta addirittura in proporzione al mancato rispetto delle regole, definite non a caso, ma in base a precisi parametri”.

“Ci chiediamo dove fossero in questi 23 anni REC, Europa Verde, Possibile e SI. Perché FDI ha fatto quello che dovrebbe fare qualsiasi amministratore responsabile: chiedere ed esigere il rispetto della legge, da tutti, anche da chi tenta di spostare il dibattito su un piano ideologico parlando di “attacco agli spazi sociali”, che invece, come tutti, devono agire nel perimetro della legalità”.
“E alle assessore Marwa Mahmoud e Bonvicini, che hanno strumentalizzato le nostre dichiarazioni per fini politici – conclude Paglialonga – chiediamo di venire in aula, e rispondere ai nostri documenti con fatti e prove che dimostrano il contrario. Le parole contano zero”.