Si è chiuso per ora con un nulla di fatto l’incontro promosso dalla Regione Emilia Romagna per tentare una mediazione con l’azienda Industria Chimica Reggiana, che il 6 febbraio scorso ha dichiarato il licenziamento di tutti i 54 lavoratori del sito di Reggio Emilia.
E oggi, nel corso del tavolo di crisi a Bologna, nella sede della Regione, la controllata dalla multinazionale americana Ppg ha confermato la volontà di procedere con i 54 esuberi dichiarati.

 

Al tavolo con l’assessore Paglia i rappresentanti dell’azienda, le organizzazioni sindacali di categoria, Rsu, l’Agenzia regionale per il lavoro e i rappresentanti degli enti locali, tra cui, Carlo Pasini, assessore rigenerazione urbana del Comune di Reggio Emilia, Alfredo Tronci della Provincia Reggio Emilia e Davide Mariotti, segreteria Cgil Reggio Emilia.

“Abbiamo chiesto il ritiro della procedura di licenziamento – ha detto Erica Morelli, Segretaria generale della Filctem di Reggio Emilia – la messa in campo di ammortizzatori sociali conservativi e l’avvio di un confronto vero, di merito, sulle problematiche reali o presunte tali, che avrebbero determinato l’esubero. Non si esclude che la vertenza finisca anche sul tavolo del Ministero dello Sviluppo e del Made in Italy. Lo sciopero continuerà almeno fino al termine di questa settimana”.

L’assessore regionale Giovanni Paglia aveva chiesto di “Ritirare subito la procedura di licenziamento e cominciare una discussione diversa, che eviti la conflittualità del muro contro muro, improntando una linearità di relazioni industriali che è dovuta”. Questa la richiesta espressa dall’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Paglia, intervenuto al tavolo di salvaguardia occupazionale convocato in Regione. L’azienda Industria Chimica Reggiana (ICR), è una storica realtà industriale di Reggio Emilia fondata nel 1961 e specializzata nella produzione di stucchi per carrozzeria e mastici per pietra.

“In questa vicenda sono inaccettabili sia le modalità che l’esito presunto, perché si tratta di un sito che può avere condizioni di rilancio – ha aggiunto Paglia -. Bisogna fare un tentativo di recuperare gli aspetti deficitari e rimettere in linea la produttività prima di procedere alla chiusura, non c’è razionalizzazione che può essere fatta sulla pelle delle persone quando ci troviamo di fronte a stabilimenti che hanno un mercato. Per questo – ha concluso – abbiamo chiesto di ritirare la procedura di licenziamento e costruire delle relazioni sindacali concrete, che affrontino i problemi e costruiscano delle soluzioni, a partire dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali”.