L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini va in scena al Teatro Municipale Valli in un nuovo allestimento della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, in programma venerdì 20 febbraio alle ore 20.00 (replica domenica 22 febbraio alle ore 15.30, anche in diretta streaming su www.operastreaming.com). Dopo Il Barbiere di Siviglia del 2022, lo stesso team creativo prosegue il proprio confronto con il teatro rossiniano, mettendo al centro la sua scrittura come motore drammaturgico e scenico.
Quest’opera, tra le più celebri di Rossini, viene qui affrontata come una macchina teatrale in perenne movimento, costruita su accumuli, accelerazioni improvvise e cortocircuiti continui.

La storia è nota: Algeri, il bey Mustafà sogna una donna italiana, mentre Isabella, giovane italiana intraprendente, arriva in città alla ricerca dell’amato Lindoro, prigioniero dei corsari. Con intelligenza e ironia, Isabella rovescia i rapporti di forza, smonta il potere di Mustafà e conduce tutti verso un finale di fuga e liberazione.
La regia di Fabio Cherstich costruisce un’ambientazione contemporanea, volutamente instabile: una villa incompiuta, sospesa in un tempo indefinito, che sembra promettere ordine ma non garantisce nulla.

Le scene di Nicolas Bovey, realizzate dai laboratori della Fondazione I Teatri, diventano un vero e proprio dispositivo scenico: un contenitore anarchico in cui materiali da cantiere convivono con arredi domestici, oggetti dimenticati, elementi che cambiano funzione sotto gli occhi dello spettatore. I costumi di Arthur Arbesser non definiscono un’epoca precisa, ma lavorano per accentuare la natura caricaturale dei personaggi, rendendo visibile il loro statuto di maschere. Le luci di Alessandro Pasqualini accompagnano e amplificano il ritmo dell’azione, seguendone le accelerazioni, le implosioni, i vuoti improvvisi.
«Rossini non scrive personaggi psicologici, ma meccanismi in movimento. La scena deve essere all’altezza di questa energia: un luogo dove tutto è sempre sul punto di andare fuori asse e dove il riso nasce dal prendere tremendamente sul serio ciò che è evidentemente assurdo», osserva Cherstich.
Alla guida dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini c’è Alessandro Cadario, che affronta L’Italiana in Algeri a partire da un lavoro filologico rigoroso, fondato sull’edizione critica della partitura e su un dialogo costante con la ricerca musicologica contemporanea: «L’esecuzione restituisce una versione coerente con l’ultima elaborazione voluta da Rossini, integrando le varianti milanesi delle cavatine di Isabella e riorganizzando alcuni numeri musicali per rafforzarne l’equilibrio drammaturgico – scrive Cadario – (…) La caricatura è uno di questi tratti distintivi: Rossini la impiega non come puro vezzo comico, ma come strumento di analisi psicologica.»
Dal punto di vista musicale emerge con chiarezza una vera e propria “meccanica teatrale”: l’ingresso solenne di Mustafà, costruito su un linguaggio da opera seria, viene progressivamente smontato dall’interno fino alla sua definitiva ridicolizzazione. Anche il timbro diventa azione scenica, grazie a un uso estremamente consapevole dei colori orchestrali.

La presenza della banda turca, l’uso percussivo degli archi, i crescendo estremi e le indicazioni timbriche radicali contribuiscono a rendere la musica un motore drammaturgico a tutti gli effetti, in dialogo continuo con la scena.
Questa Italiana in Algeri cerca una leggerezza che non consola: un riso che nasce dallo sconcerto, dal piacere del disordine, dalla precisione con cui l’assurdo viene portato fino alle sue estreme conseguenze. Un caos lucidissimo, un gioco dichiarato, un’assurdità che — per un attimo — diventa verità.
L’italiana in Algeri è una coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Ravenna Manifestazioni / Teatro Alighieri, Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, Teatri di OperaLombardia.

Nel ruolo di Mustafà è impegnato Giorgio Caoduro; Laura Verrecchia interpreta Isabella. Ruzil Gatin è Lindoro, mentre Marco Filippo Romano dà corpo a un Taddeo centrale nel meccanismo comico rossiniano. Completano il cast Gloria Tronel (Elvira), Barbara Skora (Zulma) e Giuseppe De Luca (Haly).
Il Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia è preparato da Martino Faggiani.
Accanto al cast principale, e altri cinque mimi-pirati, il mimo e acrobata Julien Lambert, collega le situazioni, sposta oggetti, attiva gag, cade e si rialza, come un servo di scena poetico e instancabile.