Un bel reportage del Venerdì di Repubblica, in edicola ieri 13 febbraio, parla della Diga di Vetto, o dell’invaso, come precisa il primo cittadino del comune montano reggiano, non prendendo spunto dalle infinite polemiche che da sempre circondano la vicenda di un possibile sbarramento sul fiume Enza, ma raccontando la storia di un piccolo di Borgo: Atticola, frazione di Vetto, una decina di case appena, che finirebbe sott’acqua.

 

Scrive il Venerdì, Atticola ha “circa una decina di abitanti: ma erano meno della metà prima del 2020, quando si è stabilita qui una giovane coppia con tre bambini, dopo aver comprato casa grazie a un bando regionale per il ripopolamento della montagna. La casa e l’intero borgo però rischiano di restare sommersi se davvero, come ha annunciato il ministro Salvini, sarà realizzata una diga sul torrente Enza, poco più a nord”.

La storia della costruzione di una diga, che per alcuni sarebbe una sorta di baluardo a salvaguardia delle preziosissime terre dove si produce il Parmigiano-Reggiano, è lunga e molto tormentata, tanto che se ne parla sin dalla fine dell’Ottocento, dal 1889, ma sino a oggi ogni progetto ha subito lo stesso destino: fermato, arenato. Nelle lotte tra fazioni: favorevoli e contrari. Tra i mille dubbi e le proteste degli ambientalisti. E persino, come riporta il Venerdì, per una popolazione di lontre “comuniste”.