In occasione del Giorno del Ricordo, in cui si commemorano le vittime delle foibe del maresciallo Tito e del dramma dell’esodo di 350mila italiani sul confine orientale, scrive il consgliere comunale del Partito democratico, Federico Macchi: ” Da pronipote di un esule istriano, il Giorno del ricordo che si celebra oggi assume una importanza tutta particolare. Purtroppo, non ho mai conosciuto mio bisnonno Casimiro (nella foto), stimato professore di matematica al liceo classico Ariosto, scomparso a nemmeno 60 anni quando mio papà era ancora un bambino. Così come era un bambino mio nonno Bruno nel 1947, quando con i genitori e i due fratelli Renzo e Claudio si imbarcò a Pola sul piroscafo Toscana per raggiungere Ancona e, da lì, Reggio Emilia. Tutti spinti da un unico desiderio: continuare a rimanere, così come erano sempre stati, italiani.
Era l’esodo giuliano-dalmata, ovvero l’emigrazione forzata di circa 300.000 nostri connazionali a seguito – ma soprattutto alla vigilia – della cessione di Istria, Fiume, Dalmazia e Quarnaro alla Jugoslavia di Tito, formalmente sancita dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947. Una tragedia, una pagina di storia italiana per troppo tempo dimenticata e oscurata.

Che è bene, invece, ricordare. E non solo oggi. Ma anche in futuro, come si propone di fare l’interessante progetto della Banca della memoria che il Comune lancia proprio in occasione del Giorno del ricordo 2026. Quello che non è bene fare è invece strumentalizzare – da una parte e dall’altra, oggi come ieri – questa pagina tanto drammatica quanto importante del nostro Novecento.

Non è questo il senso di una giornata istituita – come sottolineò l’allora presidente della Camera Casini nel momento dell’approvazione con 502 voti favorevoli e solo 15 contrari – come “atto di riconciliazione nazionale, di verità e di giustizia, una testimonianza di amore verso tanti italiani per troppo tempo dimenticati”. Non è, soprattutto, rispettoso nei confronti di una tragedia che mio nonno e la sua famiglia – così come tutti gli esuli – si sono portati dietro, in giro per il mondo, con grande ritegno e si sono tenuti dentro, per tutta la vita, con grande pudore”.

Federico Macchi, consigliere comunale del Pd a Reggio Emilia.