“Immagini vive, folgorazioni, cortocircuiti semantici, inquietudini e passioni, con mirabile varietà espressiva, ed anche con ironia e auto-ironia”. Comincia così il verdetto della giuria della quinta edizione del Premio nazionale di poesia dedicato al reggiano Luciano Serra, e continua in un climax ascendente di unanime riconoscimento: “si desume dall’intera raccolta quel che si dice «un innegabile talento poetico», e per questo merita l’assegnazione del Premio intitolato a Luciano Serra, arricchendo il patrimonio costituito dalle opere del compianto Daniele Beghè, di Simona Sentieri, di Lucia Diomede e di Michele Meschi”. “La vanità del cielo” – questo il titolo della raccolta premiata e pubblicata nella collana di poesia contemporanea “allaluna”, editrice Consulta – è firmata da Adriana Ferrarini che non ha nascosto l’emozione nella consegna del Premio da Elisa Pellacani, curatrice del Premio, accompagnata dai componenti della Giuria Corrado Gambini e Giorgio Vioni. Assenti Giulio Iacoli e il presidente di Giuria, Paolo Briganti, per motivi di salute, ma che non ha mancato di far arrivare una nota di vicinanza al grosso lavoro di selezione e lettura critica svolta in un’edizione particolarmente ricca non solo di voci da diversi parti del paese ma anche di altissima qualità. Al terzo posto, con “Il seme nel solco”, il parmigiano Max Mazzoli (“poemetto di notevolissima tecnica versificatoria”, si legge nelle motivazioni al premio), mentre al secondo Giuseppe Piersigilli, da Ancona, con “Invettive, epigrammi e altre poesie” (“una scrittura matura, non rassegnata alla consuetudine”). Tra i finalisti Ubaldo Montruccoli (di Paullo di Casina) con “Perle di rugiada” (“diciannove piccoli “idilli”, in stile lirico-estatico di versi brevi delicati, gradevoli”) e Maria Grazia Montermini (di Reggio Emilia) con “Avanti, c’è posto” (“della breve silloge – si legge nel verdetto – s’apprezza anzitutto la qualità ritmica e certe rime che si richiamano a distanza, producendo un effetto di profonda sonorità”). Seguitissimo, il Premio ha riempito la Sala del Planisfero della Biblioteca Panizzi con un pubblico attento e partecipe degli ultimi momenti di suspense mentre le voci di Franco Ferrari e Monica Incerti Pregreffi leggevano parti delle raccolte, sulle note del Maestro Claudio Ughetti con la sua nota fisarmonica. Una controparte melanconica nella condivisione di questo pomeriggio dedicato alla poesia ha riportato ai presenti la figura di Savino Rabotti, parte della giuria del Premio fin dalle origini e recentemente defunto, poeta e divulgatore strenuo della vitalità della lingua dialettale e del suo apporto all’espressione poetica. A ricordarlo Normanna Albertini, con un lungo, sentito componimento sulla longeva e impegnata traiettoria vitale di Rabotti uomo, poeta, generoso divulgatore e ricercatore, che conclude con un appello di responsabilità condivisa:
(…) “Savino, eri grande.
E facevi finta di non saperlo, forse per non disturbare.
La tua grandezza era l’umiltà.
La tua forza era la mitezza.
La tua ironia era pungente, ma sempre gentile.
Ci hai insegnato che il dialetto non è roba da vecchi, ma radice viva.
Che la cultura contadina non è arretratezza, ma dignità.
Che la memoria non è un museo polveroso, ma un campo da coltivare.
Adesso tocca a noi.
Tenere aperto il ponte.
Non lasciare che le parole si spengano”.
(…)

Alle voci di Ferrari e Incerti Pregreffi si sono succedute quelle di alcuni dei soci dell’Associazione “La Marmacola” (di Felina), che hanno interpretato alcune delle poesie di Rabotti nel dialetto della Valle del Tassobbio dal suo ultimo libro, “L’aria d’Cà” (Consulta edizioni): Nicola Bonacini ha raccontato come è nato questo libro che con una serie di QRcode permette anche di ascoltare la dizione delle poesie. Nando Rinaldi e Alberto Ferraboschi hanno recato il saluto del Comune di Reggio e della Biblioteca. Dopo il compianto Daniele Beghé (Parma), Simona Sentieri (Castelnovo Monti), Lucia Diomede (Mola di Bari) e Michele Meschi (Noceto di Parma) l’edizione del 2025 del Premio dedicato alla memoria dì Luciano Serra (scomparso dodici anni or sono, amico e studioso di Pier Paolo Pasolini e di Silvio D’Arzo, autore di saggi sulla storia reggiana e di ricerche sul Boiardo e sull’Ariosto, ma soprattutto grande poeta) aggiunge un altro volume alla collana “allaluna”, proseguendo nel percorso di scoperta e valorizzazione di protagonisti della miglior letteratura contemporanea e aggiungendo alla colorata collana un nuovo tassello sul panorama della poesia contemporanea. La sesta edizione del Premio (di cui è stato distribuito il bando con le norme per la partecipazione) prevede la consegna delle opere entro il 30 giugno 2027 e la cerimonia conclusiva nel gennaio 2028, mentre fino a giungo prossimo è possibile partecipare con un testo inedito al Premio Silvio D’Arzo, dedicato invece alla narrativa (informazioni e bando ildebook@gmail.com).