Una serata del tutto particolare quella con cui si presentano i risultati della quinta edizione del Premio di poesia nazionale a cadenza biennale “Luciano Serra”, oggi, venerdì 6 febbraio (a partire dalle ore 17), nella Sala del Planisfero della Biblioteca Panizzi. Oltre alla conclusione della nuova edizione del premio intitolato al grande scrittore e poeta reggiano Luciano Serra, l’evento riserverà ampio spazio all’espressione di un tributo di riconoscenza e di merito a Savino Rabotti, componente della giuria del premio fin dalle origini e profondo studioso del dialetto dell’Appennino reggiano, oltre che appassionato divulgatore della carica comunicativa di cui la lingua dialettale è capace, traducendola in un raffinato e complesso sistema di simboli perché possa essere correttamente scritta e letta, quindi tramandata.

Questa doppia valenza conferisce all’iniziativa un alto valore propositivo: da una parte quello proprio del premio, cioè la convinzione che la casa editrice Consulta difende e persegue da anni dell’importanza della poesia e della sua pubblicazione per renderla materiale fruibile, anche incentivando la scrittura e il lavoro autoriale sul linguaggio della poesia. Dall’altro, quello della tutela e dello studio di un patrimonio collettivo che la lingua parlata raccoglie e racconta con capacità diverse dallo sguardo esterno al mondo vissuto delle accademie e delle costruzioni della grammatica poetica italiana. Sia Luciano Serra che Savino Rabotti sono stati strenui sostenitori ed agguerriti propositori dell’idea che il dialetto sia una possibilità e un arricchimento alla comprensione e alla condivisione di un mondo che non è lontano, perché è quello dei sentimenti e delle situazioni che pur cambiando con il tempo mantengono inalterata l’evidenza della necessità umana di raccontarsi, conoscersi, uscire dall’isolamento comunicativo che isola e aliena.

Con la giuria del Premio (Paolo Briganti, Corrado Gambini, Giulio Iacoli, Giorgio Vioni e Elisa Pellacani), Alberto Ferraboschi e Nando Rinaldi accolgono il Premio tra le iniziative che la città propone per un dialogo culturale, aperto, trasversale e rivolto non solo a chi già è del mestiere ma con l’idea di un allargamento di interesse e partecipazione anche a chi non se ne sente già parte.

Alle voci di Franco Ferrari ed a Monica Incerti Pergreffi viene affidata la lettura di alcuni dei componimenti degli autori finalisti di questa edizione, accompagnati dalle note musicali di Claudio Ughetti, già intervenuto in altre edizioni del premio con la sua nota maestria alla fisarmonica. Cinque i finalisti, che hanno trovato entusiasmo critico della giuria in un complesso lavoro di valutazione tra le raccolte di componimenti (si tratta infatti di partecipare al premio non con una o qualche poesia, ma con un’intera raccolta inedita dello stesso autore secondo un unico filo concettuale) giunte da tutta Italia: Adriana Ferrarini con “La vanità del cielo” (Padova), Massimo Mazzoli con “Il seme nel solco” (Parma), Mariagrazia Montermini con “Avanti c’è posto” (Reggio Emilia), Ubaldo Montruccoli con “Perle di rugiada” (Vezzano sul Crostolo, RE) e Giuseppe Piersigilli con “Invettive, epigrammi e altre poesie” (Cerreto d’Esi, Ancona). Ancora poche ore d’attesa per sapere quale tra questi autori andrà ad aggiungersi ai nomi dei precedenti premiati e già pubblicati nella collana “alla luna”, che dalla prima edizione ad oggi sono Daniele Beghè (di Parma), Simona Sentieri (di Castelnovo ne’ Monti), Lucia Diomede (di Mola di Bari) e Michele Meschi (di Parma). La collana, progettata con un colorato succedersi di cartoncini su cui sono stampate fasi lunari in argento, si è arricchita negli anni anche di alcuni altri titoli, come la prima raccolta poetica di Silvio D’Arzo, le poesie in dialetto di Luciano Serra e la recente raccolta di Savino Rabotti.
Dopo la consegna del premio all’autore dell’opera prescelta dalla giuria, Normanna Albertini, poetessa, scrittrice, già premiata nel Premio di narrativa Silvio D’Arzo con il suo libro sulla vita di Matilde da Canossa, ripercorre la figura e l’opera di scrittore e poeta di Savino Rabotti (deceduto nell’ottobre scorso), mentre Nicola Bonacini, Davide Del Rio e Fausto Manfredi la accompagnano nel ricordo anche con la lettura di alcune poesie nel dialetto della Valle del Tassobbio che sono state pubblicate nel volume “L’aria d’ cà” (edito dal Consulta editrice nel 2025 e con una serie di codici QRcode per ascoltare le poesie nella dizione suggestiva di chi ne conosce accenti e fonetica).
A conclusione della serata, l’annuncio della sesta edizione del Premio Serra (che si concluderà nel 2028) e la previsione di altre iniziative pubbliche per ricordare il grande scrittore e poeta reggiano, amico di Silvio D’Arzo e di Pier Paolo Pasolini, Luciano Serra.

Luciano Serra (Reggio Emilia, 1920-2014) ha studiato al Ginnasio “Lazzaro Spallanzani” di Reggio, dove è stato compagno di Ezio Comparoni (Silvio D’Arzo); si è laureato all’Università di Bologna, dove ha conosciuto Pasolini, delle cui riviste friulane è stato collaboratore. Aderente al Partito d’Azione è stato arrestato dalle SS toscane e imprigionato a Parma nel 1944. Dopo la guerra ha collaborato a “Convivium” (diretta da Carlo Calcaterra, di cui era stato assistente).

Luciano Serra

Ḕ stato tra i primi collaboratori del “Mulino” ed ha prestato collaborazioni, come studioso di storia dello sport, a riviste specializzate italiane e straniere. Ḕ autore di una storia del calcio, dell’atletica europea e del ciclismo. Docente per quasi trent’anni dell’Istituto Magistrale “Matilde di Canossa” di Reggio Emilia, ha praticato atletica, alpinismo, pallavolo, calcio e rubgy.
Dal 1969 al 2013 ha partecipato a ricerche e convegni di studio sul Boiardo, sull’Ariosto, su Pasolini e su D’Arzo. Ha inoltre collaborato a riviste specialistiche e di informazione locale.
Ha vinto concorsi di poesia dialettale e italiana, ed ha pubblicato diverse raccolte di suoi versi, saggi su Silvio D’Arzo ed è coautore con Luigi Ferrari del “Vocabolario del dialetto reggiano” e con Gino Badini di tre volumi sulla “Storia di Reggio”. Il 7 gennaio 2011 ha ricevuto una copia del Primo Tricolore per i suoi meriti di storico e di letterato. Ḕ stato condirettore di “Reggio Storia” dal 1978 al 2013 ed è stato socio emerito della Deputazione di Storia Patria e socio onorario dell’Associazione Stampa Reggiana. Nel 2024 l’Associazione “Per D’Arzo” ha proposto al Comune di Reggio Emilia di dedicargli una via o una piazza.

Savino Rabotti (Castellaro di Vetto, 1935 – Sassuolo, 2025) ha dedicato un importante contributo alla conoscenza e all’uso del dialetto, traendone spunti per valorizzarne le potenzialità descrittive proprie della lingua parlata ed esaltando la multiforme capacità descrittiva.
Ha al suo attivo un’ampia produzione di studi e ricerche, tra cui spiccano le opere dedicate all’attività poetica (“Canzoni popolari”, 2007), alla storia e interpretazione del dialetto della montagna reggiana (“Vocabolario del dialetto del medio Appennino reggiano”, 2010) ed a vicende della sua terra (“Il profumo della mia terra”, 2003; “La mia nonna mi diceva”, 2021). La raccolta di poesie “L’aria ‘d cà” è stato edito nel giugno 2025 e reca una presentazione di Giuseppe Giovanelli, mentre Normanna Albertini, Davide Del Rio, Fausto “Solo” Manfredi, Mara Redeghieri e lo stesso autore hanno effettuato la lettura dei componimenti, disponibili all’ascolto tramite i codici QR contenuti nelle pagine del libro. Savino Rabotti è stato membro della giuria del Premio “Serra” fin dalla prima edizione.