Nessuna traccia di sangue o segno di violenza: solo tracce biologiche che ora verranno analizzate. Ma che, anche se si confermassero appartenere a Daniela Ruggi, non sarebbero rilevanti, perché la 31enne era stata in quella casa ben quattro volte.
Lo ha detto il legale di Domenico Lanza, noto anche come “lo sceriffo” per il caratteristico cappello che indossa abitualmente, che ha vissuto per vent’anni a Cavriago, dove ancora risiede parte della sua famiglia, è il 67enne indagato per detenzione di armi clandestine e per sequestro di persona in merito alla scomparsa della giovane, sparita da Montefiorino, nel Modenese, ormai da tre mesi.
I Ris hanno effettuato accertamenti sull’auto e anche nell’abitazione dell’uomo a Polinago, andando avanti fino a sera. Il legale ha anche spiegato che chiederà a breve la scarcerazione di Lanza e il dissequestro della casa.
Domenico Lanza, dopo 420 giorni, è tornato nella sua casa di Polinago, ha detto: “Io ho perso 10 anni di vita con quei dieci mesi di carcere”.
I RESTI NEL RUDERE SONO DI DANIELA RUGGI. Svolta a Modena nel caso della scomparsa di Daniela Ruggi: sono della 32enne i resti rinvenuti l’1 gennaio da due escursionisti in una antica torre diroccata non molto distante dall’abitazione della donna, a Vitriola di Montefiorino, sull’Appennino modenese.
A stabilirlo sono stati gli esami del Dna, dopo che nelle scorse settimane campioni erano stati prelevati da oggetti appartenuti alla 32enne e alla madre.




