Il provveditore regionale Bruno Di Palma, nelle vesti di commissario ad acta del Governo, ha deciso: dal prossimo settembre, con l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, scatterà il dimensionamento scolastico in tutta l’Emilia-Romagna. Resta invariato il numero delle riduzioni previste: in tutta la Regione verranno eliminate 17 autonomie scolastiche, coinvolgendo anche la provincia di Reggio Emilia.
“La politica reggiana si è svegliata tardi, il decreto purtroppo no – afferma Carmelo Randazzo, segretario generale della CISL Scuola Emilia Centrale –. L’Istituto Comprensivo Pertini 2 sarà inglobato nel Pertini 1 e viene smantellata la rete dei Centri di istruzione per adulti: il Cpia Reggio Nord, con sede a Correggio, viene assorbito dal Cpia Reggio Sud. Una decisione attesa e denunciata da mesi, che arriva ignorando l’ultimo tentativo del territorio di cambiare rotta”.
Il punto più dirompente del decreto firmato il 27 gennaio riguarda i Cpia. “Con l’accorpamento – prosegue Randazzo – sparisce uno dei due dirigenti e al superstite viene affidata una gestione ingestibile: 2.500 frequentanti, 1.800 persone in lista d’attesa, 33 sedi territoriali”. Con l’accorpamento cambia il volto del servizio: meno punti di erogazione, meno presenza, meno capacità di intercettare fragilità sociali e linguistiche. Nei Cpia reggiani arrivano adulti che rientrano in formazione, cittadini che cercano integrazione, percorsi di seconda opportunità. “Ridurre l’autonomia significa allungare le distanze e indebolire l’inclusione. E quando si allontana la scuola dagli ultimi, non è riorganizzazione: è resa. E’ disastro”.
Le prime stime parlano di almeno 14 posti ATA a rischio tra assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. “Non sono numeri astratti: sono scuole che funzionano peggio, segreterie già al limite, servizi ridotti”, sottolinea Randazzo. Anche per i docenti l’impatto è solo rinviato: con la definizione degli organici a fine estate, meno autonomie significheranno meno classi, meno cattedre e più precarietà. “Un effetto domino – continua il sindacalista – che colpisce un territorio che aveva già fatto la propria parte nella razionalizzazione regionale. Siamo davanti a una riforma che riduce la scuola a una variabile contabile, costruita sulla carta e senza un vero confronto con il territorio. Dietro criteri formalmente amministrativi si ignora il lavoro di equilibrio, integrazione e prossimità costruito negli anni dalle comunità scolastiche”.
Il commissario ha applicato alla lettera la fotografia uscita dalla Conferenza provinciale del 28 ottobre. Solo il 22 gennaio, con un verbale approvato in extremis, Provincia e Comune di Reggio Emilia avevano chiesto il rinvio di un anno sugli istituti Pertini e soprattutto lo stralcio dei CPIA, riconoscendone la specificità. Un atto ignorato nel decreto finale. “Si è scelta la strada dei tagli al buio, con una riforma dall’alto costruita dietro a una scrivania, senza confronto col territorio, cancellando una correzione doverosa”, accusa Randazzo.
La rete scolastica regionale passa così da 532 a 515 autonomie, colpendo una regione che detiene già il record nazionale di studenti per istituzione scolastica.




