Superate le 2.037 firme. La mobilitazione sindacale, avviata una settimana fa tra i reparti, gli uffici e la mensa del Franchini, ha conquistato i cittadini di Montecchio, primi utenti dei servizi del “loro” ospedale.
Il 26 gennaio la raccolta firme si è svolta nel cuore del centro storico, tra i banchi del mercato settimanale: oltre 200 persone, in poco più di un’ora e mezza, hanno scritto il loro nome sui moduli per chiedere ai vertici dell’azienda Usl di tutelare la cucina e la mensa interna, la cui chiusura era stata decisa dalla direzione con una scadenza imminente: il 2 febbraio prossimo. Chiusura ora sospesa grazie allo straordinario attivismo civico di questi giorni.
Appunto: stamane i sindacati (Cisl Fp, Nursind, Fials, Anaoo Assomed, Fassid, Cisl Medici e Aaroi-Emac) sono tornati al Franchini, dove tutto è iniziato: in due ore sono state raccolte altre 241 firme, mentre la petizione online su Change.org ha superato le 1.002 adesioni (1.035 sui moduli cartacei).
PASTI DI QUALITA’ PER I PAZIENTI
“Ribadiamo due punti fondamentali: fino a oggi, la cucina di Montecchio ha garantito alimenti con gli stessi standard aziendali. È quindi falso affermare che la qualità del cibo somministrato sia oggi inferiore a quello del Santa Maria di Reggio”, scandiscono le organizzazioni sindacali, smentendo in modo secco le affermazioni di Ausl sul tema. Ma c’è di più: “Siamo molto favorevoli al pasto personalizzato, che però avrebbe potuto essere preparato negli attuali locali, anche prevedendo investimenti dedicati senza dubbio alla portata del portafoglio di Ausl”, ragionano i sindacati, ben sapendo che la mensa ospedaliera oggi è una macchina da guerra capace di lavorare tutto l’anno, con una media di 8.990 pasti serviti ogni al mese (290 al giorno, tra pazienti e personale).
Quindi la domanda è inevitabile: “Perché l’unico progetto presentato è stato lo smantellamento di Montecchio con assegnazione forzata del personale a Reggio e appalto al privato di una mensa oggi a gestione interna?”.
CONSIGLIERI IN SILENZIO
Nel frattempo, mentre la politica locale prende posizione, si registra il silenzio trasversale di chi ha le competenze normative per agire: la Regione e i consiglieri regionali. Proprio agli eletti sul territorio si erano rivolti fin da subito i sindacati, invitandoli a prendere posizione.
“Sul tavolo ci sono più di 2.000 firme di uomini e donne che chiedono un cambio di passo. Ci aspettiamo che ora i consiglieri parlino in modo chiaro su un tema che impatta sulla cittadinanza tanto quanto i migliori investimenti tecnologici”, chiosano i sindacati.




