Sull’emergenza casa la ricetta non è demandare al pubblico la gestione degli immobili dei privati. Non si può pensare che Acer, con un bilancio che si chiude con 16 milioni di euro di morosità (cifra monstre) non recuperata dagli inquilini, applichi lo stesso schema sulle case dei privati.

È necessario: che il pubblico ristrutturi i beni fatiscenti di cui è proprietario e li reimmetta sul mercato delle locazioni, che venga attuato il piano casa del governo per la realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e che si apra un dialogo anche con il sistema bancario che attualmente concede mutui con grande fatica ponendo condizioni estremamente stringenti, così impedendo l’acquisto del bene casa.

È necessario inoltre che si incentivi la locazione di lungo periodo. Gli immobili locati per breve periodo in città non sarebbero comunque locati per un periodo lungo, rimarrebbero sfitti. Si tratta infatti di immobili che vengono tenuti a disposizione della famiglia o che sono stati oggetto di occupazioni abusive. Se vi fosse invece la certezza di rientrare in possesso dell’immobile alla scadenza del contratto, allora aumenterebbe la propensione alla locazione per mesi o anni. Occorre in particolare dare la certezza ai proprietari di rientrare in possesso del proprio alloggio, specie in caso di morosità, in due o tre mesi, non si può attendere (quando va bene) un anno, con proprietari costretti a pagare nel frattempo spese condominiali, riscaldamento e magari trovarsi l’immobile anche danneggiato. Sì anche ad incentivi fiscali che portino anche all’azzeramento dell’Imu per chi loca per lungo periodo, ma questo provvedimento da solo non basta.

Il vero tavolo che si dovrebbe aprire è quello con il Comune, il Tribunale e le Forze dell’ordine, perché i provvedimenti di rilascio siano contenuti in tempo ragionevole alla liberazione dell’immobile e le esecuzioni siano assistite dalla forza pubblica e dai servizi sociali in modo che il proprietario possa rientrare in possesso dell’immobile già al primo accesso dell’ufficiale giudiziario (riducendo così anche il carico di lavoro in capo a questo ufficio) e gli sfrattati siano presi in carico dal Comune. Oggi invece il proprietario è usato come strumento di ammortizzazione sociale; lo sfratto viene fatto durare il più possibile nell’attesa che lo sfrattato da solo reperisca altre soluzioni e nulla è riconosciuto al proprietario per questa attesa.

Per quanto riguarda poi le cifre riportate da Cisl sui canoni medi di mercato (1620 €. per il centro storico, 900 €. in periferia), non ci risultano siano effettive. Confedilizia, Associazione dei proprietari di casa, stipula ed assevera, migliaia di contratti all’anno e gli importi indicati non vengono mai raggiunti anche perché la maggior parte dei contratti stipulati sono a canone concordato e le cifre riportate non corrispondono agli accordi territoriali.

Analizzando poi il portale di Airbnb, gli appartamenti a Reggio destinati alla locazione di breve periodo non sarebbero oltre 600 ma solo un centinaio. Non si comprende poi perché al proprietario di casa venga affibbiato il titolo di “speculatore” visto che senza alloggio (in assenza di adeguata ricettività alberghiera) nessuno dei turisti (anche di quelli dei concerti) fruirebbe dei servizi, dei negozi e di tutte le attività commerciali che traggono assai beneficio dai quei – troppo pochi – eventi di grande richiamo.