Legalità. A Montecchio Emilia (Re) nuova vita per un bene confiscato alla criminalità organizzata: sarà destinato ai servizi sociali della Val d’Enza. Investimento della Regione di 96mila euro su un costo complessivo di 120mila euro. L’assessora Mazzoni: “Orgogliosi di restituire alla collettività un nuovo spazio sottratto alle mafie e destinarlo a funzioni di utilità sociale”

Il progetto rientra nel quadro degli Accordi di programma per la Legalità: dal 2011 oltre 7,8 milioni di euro impiegati da viale Aldo Moro per restituire spazi a servizio delle comunità

Bologna – Saranno destinati all’accoglienza abitativa e a spazio socioeducativo multifunzionale i due appartamenti, nello stesso stabile, confiscati alla criminalità organizzata a Montecchio Emilia, in provincia di Reggio Emilia. Questa mattina l’inaugurazione ufficiale dell’immobile in via Matteotti, alla presenza dell’assessora regionale alla Legalità, Elena Mazzoni.

“Questo è un giorno importante, segna la conclusione del percorso di recupero e l’avvio della nuova fase di utilizzo sociale del bene– afferma Mazzoni-. La lotta alla criminalità organizzata è una priorità per la nostra Giunta, e il recupero e il riutilizzo dei beni confiscati è un modo concreto per restituire alla collettività spazi sottratti alle mafie e destinarli a funzioni di utilità sociale. Siamo orgogliosi di inaugurare questo nuovo bene confiscato, che sarà utilizzato per offrire servizi sociali di qualità ai cittadini di Montecchio Emilia e del territorio circostante”.

L’intervento – con un costo complessivo pari a 120mila euro, cofinanziato dalla Regione con 96mila euro e dal Comune con 24mila – si inserisce nel quadro degli Accordi di programma per la Legalità, previsti dalla legge regionale n. 18/2016. Risorse che viale Aldo Moro, riconoscendo il ruolo centrale dei Comuni nel riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, destina ai territori per la loro valorizzazione e il recupero a fini sociali e istituzionali.

Due gli appartamenti oggetto dell’intervento definitivamente confiscati che rientrano nel più ampio patrimonio di immobili sottratti alle mafie, anche a seguito degli esiti del processo Aemilia. In questo percorso di restituzione alla collettività, la Regione accompagna i Comuni sia nel supporto tecnico sia con risorse dedicate, nella consapevolezza del forte valore simbolico e civico che il riutilizzo di tali beni assume per le comunità.

Dal 2011 l’amministrazione regionale ha stanziato oltre 7,8 milioni di euro per finanziare il recupero e il riuso dei beni confiscati, rafforzando anche il capitolo legalità nel bilancio 2025‑2027.

Gli interventi in provincia di Reggio Emilia

Ammontano a circa 350mila euro le risorse investite dalla Regione nel 2025 che sono state destinate a finanziare 3 interventi.

In particolare, nel Comune di Reggio Emilia è stato realizzato il progetto “Beni Liberati, Comunità Rigenerate”, con il recupero di due immobili confiscati a Rivalta e a Pieve di Modolena e destinati a dare risposte al disagio abitativo temporaneo di famiglie, adulti soli, donne in uscita da percorsi di violenza e per servizi socio‑educativi e di prossimità. Un progetto dal forte significato simbolico, perché direttamente collegato all’inchiesta Aemilia, con costo totale di 400mila euro, di cui 320mila a carico della Regione.

Altri progetti di contrasto al radicamento mafioso e prevenzione del disagio giovanile sono stati realizzati in varie località della provincia reggiana sia nelle scuole sia con attività educative di strada, mentre a Rubiera con un intervento di promozione della cultura della legalità e di cittadinanza attiva sono stati promossi laboratori scolastici, incontri con magistrati e testimoni, iniziative pubbliche e percorsi culturali.