Sfida aperta tra giudici e pm di Reggio Emilia su ‘Angeli e Demoni’, il caso Bibbiano. Dopo le notizie sul contenuto dell’atto di appello della sostituta procuratrice Valentina Salvi, dove si contesta duramente la sentenza di primo grado di luglio 2025, che aveva di fatto demolito la tesi di accusa, la presidente del tribunale, Cristina Beretti, invia una nota stampa per “svolgere alcune puntualizzazioni di carattere istituzionale”.
E dice: “Il Tribunale di Reggio Emilia non persegue assoluzioni né condanne ‘a ogni costo’ e non è guidato da finalità estranee alla funzione giurisdizionale: giudica secondo diritto, caso per caso, nel rispetto della legge e delle garanzie costituzionali, rimettendo con serenità le proprie decisioni al controllo del giudice di secondo grado”.
Il riferimento è ad un passaggio dell’appello dove la pm Salvi parlava di una “spasmodica e quasi ossessiva ricerca di ragioni assolutorie” nella pronuncia.
“Nel nostro ordinamento – scrive Beretti – è fisiologico e doveroso che le sentenze siano sottoposte al vaglio del giudice dell’impugnazione: l’appello costituisce uno strumento di garanzia ed è parte integrante del sistema di giustizia. Ogni Tribunale decide esclusivamente sulla base delle prove acquisite e del contraddittorio tra accusa e difesa, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie decisioni, che sono motivate e pubbliche. È tuttavia altrettanto doveroso ricordare che la critica rispetto a una decisione giudiziaria, anche quando ferma e decisa, dovrebbe esprimersi attraverso argomentazioni tecnico-giuridiche, nel rispetto dei ruoli e dell’istituzione giudicante. La legittima critica delle sentenze non deve quindi tradursi in una rappresentazione delegittimante dell’organo che le ha pronunciate poichè l’autorevolezza del Tribunale coincide con quello della giurisdizione nel suo complesso”.




