Alle preoccupazioni ambientali e civiche si aggiungono anche rilievi tecnici molto precisi. Nelle osservazioni presentate sul progetto, l’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna ha segnalato la presenza di criticità geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche tali da richiedere approfondimenti ulteriori prima di qualsiasi decisione definitiva. In particolare vengono richiamate la presenza di frane attive e quiescenti, le criticità della stretta di Vetto, possibili interferenze con lo sbarramento e incongruenze nell’analisi delle acque sotterranee. Nel procedimento sono arrivate 47 osservazioni complessive, a conferma di un quadro tutt’altro che chiuso.
“Non si può affrontare la crisi climatica con risposte vecchie, centralistiche e ad alto impatto”, ha aggiunto Cangiari. “Oggi servono manutenzione del territorio, risparmio idrico, tutela dei bacini naturali, investimenti diffusi e sostenibili: non grandi opere che rischiano di compromettere in modo permanente il paesaggio e il funzionamento ecologico di un’intera valle”.
“Difendere l’Enza significa difendere un bene comune, non solo un corso d’acqua”, ha concluso Cangiari. “Il rischio è sacrificare un patrimonio ambientale unico a un progetto che continua a sollevare interrogativi profondi sulla sua sostenibilità reale. Per questo la mobilitazione deve andare avanti, con ancora più determinazione”.
Parallelamente al percorso di informazione e mobilitazione, prosegue la raccolta firme: ogni sabato, dalle 9.00 alle 13.00, è attivo un banchetto in Piazza Fontanesi, aperto a tutti coloro che vogliono sostenere la campagna. È inoltre possibile contribuire con una donazione, per supportare le attività del comitato e rafforzare le iniziative di tutela del territorio.




