Domenico Lanza, 67 anni, meglio noto come lo sceriffo della Val d’Enza, 20 anni vissuti a Cavriago, dove risiede ancora parte della sua famiglia, trasferitosi poi a Polinago (Appennino modenese), dopo un anno e mezzo di indagini, sta per uscire definitivamente dalla vicenda di Daniela Ruggi, la 32enne scomparsa a Vitriola di Montefiorino, le cui ossa sono poi state ritrovate all’interno di un rudere a Torre di Pignone.
Tra agosto e settembre del 2024 i contatti telefonici tra Daniela Ruggi e Domenico Lanza furono molteplici, anche nella giornata del 20 settembre, quando la 32enne è sparita, ma le celle telefoniche confermano che quella notte, lo sceriffo non era Vitriola.
La Procura di Modena ha già chiesto l’archiviazione della posizione di Lanza, e le parti non dovrebbero avanzare opposizione. Lo sceriffo aveva già sostenuto più volte come il suo intento fosse quello di aiutare la giovane. Sentiti dagli inquirenti il 67enne aveva risposto: “Se avessi saputo che era in pericolo, le avrei proposto di vivere da me. In cambio di vitto e alloggio le avrei solo proposto di curarsi della casa”. Lanza, nel corso della vicenda, era acnhe finito in carcere, perché trovato in possesso di diverse armi illegali durante la perquisizione e per aver mostrato degli indumenti appartenuti a Daniela Ruggi.




