Da Parma le Associazioni ambientaliste si mobilItano per l’avvio di una raccolta firme con lo scopo di arrivare alla presentazione di proposte alternative al progetto della diga di Vetto e chiedano siano discussi “pubblicamente scenari, impatti e soluzioni prima di assumere scelte irreversibili”.
A Parma si mobilita il coordinamento di associazioni impegnate nella tutela del fiume Enza e del territorio della Val d’Enza. Il progetto dell’invaso da 86 milioni di metri cubi è gestito da un commissario straordinario incaricato dal Ministero delle Infrastrutture.
Il costo stimato è di circa 519 milioni di euro. “Non stiamo parlando solo di un’opera ma di un sistema fluviale vivo, che tiene insieme sicurezza, qualità dell’acqua, biodiversità e servizi ecosistemici fondamentali per comunità e agricoltura”, ha detto Rolando Cervi, presidente del Wwf Parma. Per Chiara Bertogalli di Legambiente: “la risposta alla crisi idrica non può essere una scommessa unica e rigida; servono interventi diffusi, capaci di ridurre sprechi e vulnerabilità”.
Il coordinamento ha annunciato l’avvio della raccolta firme per chiedere la convocazione di una seduta aperta del Consiglio comunale di Parma dedicata alla gestione del bacino dell’Enza e alle scelte infrastrutturali che lo riguardano.
Duilio Cangiari, del Coordinamento Salviamo l’Enza, aggiunge: “le comunità hanno diritto di sapere quali sono i costi, i rischi e soprattutto quali soluzioni alternative esistono, ci sono limiti di sicurezza, in quel punto la montagna lì viene giù”. Pochi giorni fa l’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna aveva espresso preoccupazioni riguardo alla stabilità dei versanti che ospiterebbero l’invaso, descritti come terreni potenzialmente franosi.




