E’ morto l’altro giorno a 94 anni Agostino Corradini da Scandiano, detto “Gana” o “Ganein”. Ma quella scritta W Fausto, incisa con un palo sulla neve dello Stelvio, resterà per sempre una delle immagini più iconiche delle imprese del Campionissimo del ciclismo Fausto Coppi e dello sport in generale.

Agostino era partito allora 20enne da Scandiano per andare a vedere i tapponi dolomitici della corsa rosa, in quegli anni vere e proprie imprese d’altri tempi, paragonabili alle scoperte geografiche. Era il primo giugno del 1953, in quel Giro la maglia rosa era lo svizzero Hugo Koblet, celebre, oltre che per essere un vero campione, per quel pettine che teneva in tasca e col quale all’arrivo si pettinava i capelli, un vezzo da vanesio. La tappa è la Bolzano-Bormio, 125 chilometri, per la prima volta lo Stelvio si risale da Trafoi, il versante più mitico. Sul Passo c’è anche Ganein, risalito sulle Dolomiti in bici da Scandiano per tifare la leggendaria Bianchi, squadra di Fausto Coppi.
Verso la cima (2.757 metri), superati i 48 tornanti a gomito, le mura di neve sovrastano la strada, ed è li che Agostino Corradini con un palo incide sulla neve la scritta W Fausto. Il Campionissimo passa col suo inconfondibile colpo di pedale, classe ed eleganza, e per un attimo, con quei suoi occhi tristi, perde lo sguardo, quasi stupito, in quel curioso incitamento tatuato sulla neve ghiacciata. A scattare la foto è Tino Petrelli. La tappa che si conclude a Bormio ribalta la classifica della corsa, Fausto Coppi è primo e vince il suo quinto Giro.
L’immagine sullo Stelvio dell’uomo solo al comando diventa leggendaria, al pari dello scambio di borraccia tra Fausto Coppi e Gino Bartali al Tour de France dell’anno prima.




