Sono passati più di sei mesi dalla sentenza del processo ‘Angeli e Demoni’, l’ultimo termine è scaduto – riporta l’agenzia Ansa – ma ancora la motivazione del provvedimento non è stata depositata e non sarebbe in arrivo in tempi rapidi”.
Il 9 luglio il tribunale di Reggio Emilia si è pronunciato sul discusso “caso Bibbiano” sugli affidi in Val d’Enza, dopo un dibattimento durato tre anni, con un verdetto che aveva sconfessato quasi completamente le ipotesi di accusa.
I giudici avevano infatti inflitto solo tre condanne, con pena sospesa, a fronte di richieste della Procura di condannare tutti e 14 gli imputati, fino ad un massimo di 15 anni.
Per conoscere il ragionamento che ha portato il collegio a questa conclusione, bisogna però attendere la motivazione. Vista la complessità del caso, i giudici, che avevano 90 giorni di tempo, avevano chiesto e ottenuto una proroga di ulteriori tre mesi, scaduti il 9 gennaio.
D’ora in avanti le parti devono essere avvisate del deposito della sentenza, fuori termine. Dal contenuto dell’atto dipendono le scelte delle parti processuali in merito all’impugnazione.
L’allungamento dei tempi, peraltro, in vista dell’appello rischia di incidere sulla prescrizione per alcuni reati: la vicenda è deflagrata con le misure di custodia cautelare eseguite nel 2019, ma le contestazioni riguardano fatti ancora precedenti”.