Un incubo fatto di vessazioni quotidiane, controllo ossessivo e violenze fisiche che hanno stravolto la vita di una giovane donna. La relazione, iniziata nel marzo 2025, è poi entrata in una spirale di aggressioni verbali e fisiche, sfociando in atti persecutori continui, anche dopo la fine del rapporto. Le indagini hanno portato alla luce una una violenza abituale, con un’escalation di gravità, con episodi di coercizione fisica e minacce di morte esplicite, rivolte anche ai familiari della vittima.

Per i continui maltrattamenti, con risvolti fisici e psicologici, un uomo di 33 anni è stato denunciato in Procura dai carabinieri, dopo che la vittima, una 20enne, si era decisa a raccontare i fatti ai militari. Il gip del tribunale di Reggio Emilia ha poi richiesto nei confronti del 33enne l’applicazione la custodia cautelare in carcere. Provvedimento restrittivo che è stato eseguito dai carabinieri di Cadelbosco Sopra che hanno condotto le indagini.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, il 33 senza fissa dimora avrebbe sottoposto la compagna a un regime di controllo totale. Durante la loro convivenza, la 20enne è stata offesa e percossa con schiaffi e calci. In diverse occasioni l’uomo le avrebbe requisito il telefono per impedirle contatti esterni e l’avrebbe costretta a girare con il volto parzialmente coperto per evitare che altri potessero guardarla. In un episodio particolarmente grave, l’indagato avrebbe dato fuoco a una stanza di un casolare credendo che la donna si trovasse all’interno con un altro uomo. Anche dopo la rottura della relazione, avvenuta nell’agosto 2025, le aggressioni sono proseguite. A settembre, la vittima è stata colpita al volto con una “pipetta” da stupefacenti, riportando contusioni multiple giudicate guaribili in 5 giorni. In un’altra occasione, l’uomo l’avrebbe costretta con la forza a salire su un autobus, impedendole di scendere fino all’intervento di alcuni passeggeri. In tale occasione il 33enne le ha rubato il cellulare strappandoglielo dalle mani. Nonostante un precedente ammonimento del Questore emesso a ottobre 2025, l’uomo ha continuato a perseguitare la ex fidanzata, presentandosi presso i suoi luoghi di cura e inviando messaggi minatori, come: “Sarà un bagno di sangue”.